Data di uscita: 12 dicembre 1968 (Italia)
Ripercorriamo la storia del cinema con pellicole note e meno note e i più belli degli ultimi tempi
giovedì 24 marzo 2016
6° POSTO : 2001: odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968) di Stanley Kubrick
Alle origini dell'uomo, quando le scimmie erano ancora
scimmie, un misterioso monolito compare sulla Terra. La sua presenza
attiva l'intelligenza dei primati che comprendono l'uso delle ossa degli
animali uccisi quali prolungamenti delle loro braccia. 2001. Sulla
Luna, in prossimità del cratere Tyco, è stato trovato un monolito la cui
esistenza viene tenuta sotto il massimo segreto. Il monolito
improvvisamente lancia un segnale indirizzato verso il pianeta Giove.
Diciotto mesi dopo l'astronave Discovery si dirige verso il pianeta. A
bordo si trovano due astronauti, Frank e David, tre ricercatori ibernati
e il computer della nuova generazione, HAL 9000, in grado di
controllare il funzionameto di tutta l'astronave, nonché di dialogare
con gli astronauti. L'infallibile computer segnala un guasto in uno
degli elementi esterni dell'astronave ma il pezzo, sottoposto a numerosi
test, risulta essere in ottime condizioni di funzionamento. I due
astronauti debbono arrendersi al fatto che HAL ha sbagliato e decidono
di disattivarlo. Hal fa allora in modo che il pezzo venga rimesso al suo
posto e trancia il tubo dell'ossigeno di Frank. Quando David, uscito
per recuperare il cadavere del compagno, tenta di rientrare il computer
glielo impedisce. L'astronauta distrugge la memoria del computer,
apprende il vero scopo della missione (raggiungere Giove per scoprire il
mistero del monolito) e arriva sul pianeta su cui morirà per rinascere a
nuova vita. Capolavoro in assoluto, non della storia del cinema di
fantascienza ma di quella del cinema tout court, 2001rappresenta
una delle riflessioni più articolate giunte sul grande schermo sul
rapporto civiltà/tecnologia nonché sul destino dell'umanità. Kubrick,
che ha sempre amato poco l'ipertecnicismo (pur avvalendosene sempre e ai
massimi livelli sul piano delle sue produzioni), riesce a sviluppare il
suo discorso a partire da un romanzo di Arthur C. Clarke. Ciò che nel
testo letterario è precisa descrizione, nel film diventa suggestione. A
partire dalla scelta di una colonna sonora che ha fatto epoca, con le
note del Danubio blu ad accompagnare il volo delle astronavi.
L'abbiamo ritrovata in mille versioni pubblicitarie o di accompagnamento
a servizi televisivi, ma qui aveva una precisa funzione: commentare le
immagini di un futuro ipertecnologico mediante la musica composta nel
periodo in cui la temperie culturale era permeata della convinzione
della bontà assoluta della Scienza e delle sorti progressive
dell'umanità guidata dalla sua Luce. Il protagonista del film è un
non-attore, è HAL 9000 o, meglio, il suo occhio e la sua voce. Gli umani
sono a sua disposizione mentre lui sembra al loro servizio. Ma non si
tratta della solita macchina "cattiva". L'uomo di Kubrick (come in Il Dottor Stranamore e, successivamente, in Arancia meccanica)
si prepara da solo la propria distruzione. HAL non impazzisce, HAL,
molto più drammaticamente, va in crisi perché il suo sistema binario
SÌ-NO, viene stravolto dalla presenza di un segreto da conservare, di
una menzogna da dire. Lo scopo della missione non va rivelato e il
computer non può resistere a questa intrusione dell'umana doppiezza nei
suoi delicati apparati. Quando David lo disattiva progressivamente, HAL
(che ha ucciso quattro uomini) ritorna allo stadio infantile, preludio
al percorso che l'astronauta dovrà fare procedendo fino alla propria
morte per poi risorgere come feto delle stelle, in gestazione per una
nuova umanità. Riascoltare il respiro profondo dell'astronave a
contrasto con il silenzio del nero dello spazio, in cui la morte muta,
trova una sua ancor più tragica contestualizzazione; riaffrontare
quell'occhio che scava (come quello della macchina da presa) all'interno
di milioni di anni di storia, consente di comprendere come questo film
come molti altri (ma più di molti altri) fosse un'opera completa in se
stessa e non necessitasse di un proseguimento. Che invece c'è stato. Si
intitola 2010. L'anno del contatto ed è da evitare con la massima cura.
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