Uno dei capolavori del cinema muto: il grande regista
danese ricrea il processo e la condanna al rogo della Pulzella d'Orléans
con una tecnica modernissima fatta tutta di primi piani
dall'espressione intensissima. Nelle sale del palazzo di Rouen, Giovanna
siede di fronte al tribinale ecclesiastico presieduto dal vescovo
Cauchon; rifiuta di rispondere e di collaborare al processo, anche sotto
tortura. La fanciulla richiede l'ostia, ma i giudici gliela negano
proclamandola indegna. Ormai allo stremo delle forze viene trascinata in
un cimitero dove firma l'abiura che la salverà dal rogo. Dopo aver
subito la rasatura dei capelli in segno d'infamia, la pulzella fa
richiamare Cauchon e ritratta l'abiura. È allora condannata a morire
arsa viva. Riceve la Comunione, sale sul rogo e brucia davanti al
popolo. Scoppia una sommossa. Intervengono le truppe inglesi e la
sommossa è rapidamente repressa. Film storico, ma soprattutto film
sperimentale dalla grande forza espressiva. Di rilevante importanza è
tutta la parte centrale del film, risolta in una dialettica quasi
esclusiva di primi e primissimi piani, ma ammirabili sono anche tutti i
mezzi rigorosamenta visivi come il montaggio, i movimenti di macchina e
le composizioni interne delle immagini. Un'ultima cosa da rilevare è la
presenza di Artaud, figura di primo piano nelle avanguardie artistiche e
culturali del tempo
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